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Vincenzo Vita sulla riforma Gentiloni
  L'assessore della Provincia di Roma ha parlato alla Camera a nome delle Province italiane
   
 
 
  «È un buon testo, aperto alla discussione. Occorre inserirlo in un più ampio contesto, agganciandolo ai nuovi temi della società dell'informazione e della conoscenza, e a una rigorosa riforma della Rai. Va, poi, ripreso, affrontando la transizione al digitale, il tema delicato e cruciale dell'attuazione dei piani di assegnazione delle frequenze. Nè può essere trascurato il composito e vasto mondo dell'associazionismo non profit e di quella parte della società civile che svolge attività d’informazione pubblica, per il quale potrebbe essere prevista una specifica riserva di frequenze». È la posizione di Vincenzo Vita, assessore alle Politiche culturali, della comunicazione e dei sistemi informativi della Provincia di Roma, durante l'audizione alla Camera dei deputati in rappresentanza dell'Unione delle Province italiane. Vita ha presentato le istanze delle Province rispetto al nuovo assetto del sistema radiotelevisivo prospettato dalla riforma Gentiloni. Vita ha anche dichiarato: «Non va trascurata la prossima gara per le frequenze dedicate al wi-max, che, ad evitare ulteriori concentrazioni, riteniamo debba essere espletata su base provinciale. Nell'urgenza dell'abrogazione della legge n. 112 del 2004 (legge Gasparri), già più volte stigmatizzata dall'Unione europea e dalla Corte costituzionale, le Amministrazioni e le Autonomie locali hanno proprie specifiche istanze che occorre riproporre con nettezza anche nel futuro ridisegno del sistema radiotelevisivo. In tale contesto non va trascurata la prossima gara per le frequenze dedicate al wi-max, che, ad evitare ulteriori concentrazioni, riteniamo debba essere espletata su base provinciale. Nell'urgenza dell'abrogazione della legge n. 112 del 2004 (legge Gasparri), già più volte stigmatizzata dall'Unione europea e dalla Corte costituzionale, le Amministrazioni e le Autonomie locali hanno proprie specifiche istanze che occorre riproporre con nettezza anche nel futuro ridisegno del sistema radiotelevisivo. In particolare, il decreto legislativo n. 177 del 2005 (Testo unico della radiotelevisione), fa esplicito divieto ad Amministrazioni ed enti pubblici di essere titolari di titoli abilitativi per lo svolgimento delle attività di operatore di rete o di fornitore di contenuti. Tale divieto va ritenuto figlio di una vecchia concezione della tv generalista e inadeguato agli scenari che la tecnologia digitale apre sul fronte dell'e-government, vale a dire le opportunità di servizi e semplificazione a beneficio dei cittadini, specie quelli più disagiati».
   
 
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