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Egidio Pedrini: «Bloccare subito l'aumento del canone Rai»
  Per il deputato de l'Italia dei Valori sarebbe un premio a una gestione discutibile. E il canone va abolito
   
 
 
  «Bloccare immediatamente l'aumento del canone Rai». Lo afferma il deputato Egidio Pedrini dell’Italia dei Valori, componente della commissione di Vigilanza Rai e segretario della commissione Comunicazioni della Camera. «La finanziaria 2008 ha introdotto il commissario dei prezzi. Il cosiddetto piano industriale Rai fa rilevare la dinamica dei costi e ricavi degli ultimi tre anni e precisa come “dal 2003 al 2007 i costi sono aumentati del 4,3 per cento e i ricavi del 2,9 per cento in termini correnti”. E il ministro Gentiloni che fa? Premia una gestione dell'azienda Rai non certo positiva». Inoltre: «Il canone Rai va abolito. Come si fa a essere d'accordo con un aumento del canone a fronte di una programmazione di servizio pubblico che viene mortificata da contenuti non certo all'altezza del ruolo di servizio pubblico cui è chiamata l'azienda di Stato? Dobbiamo decidere se la Rai è pubblica o privata: se è pubblica sappia operare nell'ambito del contratto di servizio con lo Stato e fornisca ai cittadini contenuti di qualità, se è privata trasmetta pure i programmi che vuole ma non chieda allo Stato di legittimare una tassa che oggi è ingiusta perchè, altrimenti, domani ci chiederanno il canone Rai persino sui cellulari di terza generazione che forniscono contenuti audiovisivi. Il canone dunque va abolito, e il ministro Gentiloni, prima di decidere un aumento del canone, avrebbe dovuto tenere nella giusta considerazione le delibere della Commissione di vigilanza Rai che non solo ha sfiduciato vertici della Rai, ma nel corso delle audizioni svolte con il direttore generale Cappon, molti esponenti sia di maggioranza che di opposizione hanno espresso dubbi sull'opportunità di un aumento del canone. Non si può aumentare il canone senza una contabilità separata e finalizzata nelle spese: è un'ingiustizia, un avallo di una gestione che vede aumentare i costi e diminuire i ricavi. L'aumento stabilito dal ministro Gentiloni è un premio per un'azienda che è pubblica o privata a seconda delle convenienze. La Rai ha queste entrate: il canone e le convenzioni che sono soldi pubblici e le altre entrate derivanti da pubblicità commerciali. Non si può raggiungere l'equilibrio di bilancio per decreto e non è neppure tollerabile invocare l'inflazione o il paragone con i canoni degli altri paesi». Pedrini conclude: «Se il ministro o il vertice della Rai fanno questo paragone, che è già stato fatto, si rileggano i risultati che non sono certo a favore della Rai»
   
 
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