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  Per la class action spunta una mini - retroattività
   
 
 
  La class action, nella versione rivista e corretta dal Ddl Sviluppo, debutterà di fatto tra pochi giorni, con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del testo approvato definitivamente giovedì scorso al Senato. L'anticipo della operatività, a dispetto della nuova proroga prevista nel decreto legge 78, dipende dalla riscrittura finale delle regole sull'azione collettiva: l'articolo 49, secondo comma del Ddl Sviluppo, infatti, apre agli «illeciti compiuti successivamente alla data di entrata in vigore della presente legge». Una formulazione, questa, che lascia pochi margini di dubbio sul momento di inizio della azionabilità dei diritti, e che entra però in conflitto con la proroga processuale (1°gennaio 2010) stabilita dal Dl 78. Il mancato coordinamento tra i due testi di legge provoca una separazione sostanziale/processuale della operatività della class action, e anche una finestra di retroattività "involontaria": i danni patiti tra il mese di agosto (data verosimile di pubblicazione del Ddl Sviluppo) e gennaio 2010 potranno essere fatti valere in giudizio, ma solo dall'inizio del prossimo anno. La tesi è confermata dal sottosegretario Stefano Saglia, che ha la delega del ministro Claudio Scajola per i temi relativi a consumatori ed energia. «Il dato testuale è quello, non vedo altre interpretazioni: gli illeciti che possono essere fatti valere sono quelli commessi dopo l'entrata in vigore del Ddl Svilippo , cioè tra pochi giorni. La data del 1°gennaio ha effetti processuali». Saglia però non esclude che il governo interverrà nelle prossime ore per riallineare i due termini, probabilmente con una norma ad hoc in un terzo provvedimento, la legge di conversione del decreto legge anti-crisi. Secondo il sottosegretario, anzi, la necessità di mettere mano nuovamente al tormentato iter dell'azione collettiva (che è in stand-by da un anno esatto) può essere l'occasione per un'altra proroga. «Io credo che nonostante alcuni miglioramenti – spiega Saglia – l'impianto della class action debba essere ancora perfezionato: così non può funzionare, mi sembra una versione all'amatriciana di quella statunitense». Convinzione che l'onorevole del Pdl ha maturato «in un mese e mezzo di confronto con le associazioni dei consumatori e imprenditoriali». «Eccessiva», secondo Saglia, la condanna del ricorrente alle spese e ad altre pene accessorie, nel caso il giudice dichiari inammissibile il ricorso: «La considero una misura esorbitante» dice il sottosegretario, secondo cui è necessario invece «che prima dell'entrata in vigore venga implementata la conciliazione tra imprese e associazioni di consumatori, un momento importantissimo di compensazione degli interessi contrapposti, che può essere altamente deflattivo per i ricorsi e che però non compare nel testo attuale». Ma a consigliare prudenza e tempi ulteriormente lunghi ci sarebbe anche l'orientamento del Commissario europeo per la tutela dei consumatori, Meglena Kuneva, che intende cercare un possibile coordinamento tra le discipline nazionali in vigore, o in attesa di approvazione, in materia di class action.
   
 
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