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CARTE DI CREDITO: STOP DI BANKITALIA
  Adesso si parte con la class action.
   
 
 
  S'è aperto Il vaso di Pandora sulle carte di credito revolving. Con lo stop di Amex da parte della Banca d'Italia, ne stanno uscendo tutti i mali che i consumatori denunciano da anni. E ora le associazioni sparano ad alzo zero. Annunciano una class action (Codacons, Adusbef e Federconsumatori) a tutela delle vittime dei tassi usurari, chiedono l'intervento di Antitrust e governo e controlli più rigidi da parte di Via Nazionale. E se Palazzo Koch assicura che i riflettori "sono accesi da tempo sul settore delle carte revolving", e che il lavoro è fatto in stretto contatto con le procure, si scopre che nelle maglie della vigilanza, dopo Amex e Diners è finita anche Fiditalia dall'ottobre scorso. A fine settembre Bankitalia gli aveva imposto il divieto di intraprendere nuove operazioni "in considerazione della gravità delle inosservanze rilevate". Poi una seconda delibera ha parzialmente revocato i divieti, ma chiesto aggiustamenti sui costi delle polizze assicurative. Il tutto emerge dal Bollettino dell'Istituto. Troppo poco e troppo tardi, secondo l'Adusbef, che denuncia come Fiditalia sul sito annunci la sospensione di alcuni prodotti. Quali? "Non è dato sapere da una Banca d'Italia sempre più omertosa - dichiara Elio Lannutti, presidente dell'associazione e senatore Idv - quali siano questi prodotti", per scoprire poi che "si tratta della Coincard". Una revolving co-branded venduta alle casse come fosse una maglietta. Pratica scorretta che l'Antitrust ha punito con una multa per complessivi 220mila euro a danno sia della Coin che di Fiditalia. "Questa scoperta "a rate" dei provvedimenti di Bankitalia" fa chiedere all'Adusbef "l'azzeramento dei vertici dell'ufficio di vigilanza di Bankitalia, che operano con opacità". Intervenga il governatore Mario Draghi, questo l'appello. Chiamata in causa dai consumatori anche l'Antitrust per un esame di tutte le società che emettono carte di credito, un campo dove fioccano pubblicità ingannevoli, clausole vessatorie e offerte poco trasparenti. Ma l'Autorità guidata da Catricalà sembra non avere nulla da rimproverarsi. "Sulle revolving - ha spiegato il presidente - abbiamo già aperto e chiuso sette istruttorie" condannando "una quindicina di aziende tra punti vendita e finanziarie". Da Federconsumatori arriva anche l'invito al governo a riprendere i lavori della Commissione Pinza. "Non si è più riunita - afferma il presidente Trefiletti - eppure era uno strumento utile perché faceva sedere attorno allo stesso tavolo tutti gli attori del processo, vigilanza, banche, finanziarie, consumatori e ministro". Una denuncia arriva anche da Altroconsumo, che ha diffidato 10 società, per violazione del Codice del consumo. Contratti pieni di clausole vessatorie (elencate a lato). Ci sono Findomestic, Agos, Compass, Consel, Ducato, Cartasì, Cerrefour, Accord Italia, Unicredit Family Financing. E c'era anche Amex, che oggi, con una pagina su Repubblica, tranquillizza titolari e esercizi convenzionati mettendo a disposizione un numero verde. Rimane un dubbio. È possibile avere una revolving senza rischiare? I consumatori non ci credono. "Per determinare i costi - sostiene Mauro Novelli (Adusbef) - è necessario avere il software che usano le emittenti. Meglio un prestito in banca, costa la metà". Certo l'usura non è la regola, ma il finanziere che ha fatto partire l'inchiesta della Procura di Trani è arrivato a pagare un tasso del 54,21%, poco meno della metà di quello applicato dagli strozzini di Roma, il 10 per cento al mese.
   
 
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