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LA STRAGE DI PRATO
  Utelit Consum rompe un tabù e dice la sua su una tragedia che ci riguarda tutti come consumatori ma non solo.
   
 
 
  Cari amici di Utelit, questo è uno di quegli articoli che non si vorrebbero mai scrivere. A Prato, una città dell’occidente moderno industrializzato tre donne sono morte annegate nella loro auto in un sottopasso cittadino, allagato dall’acqua a seguito di un temporale. Ci siamo chiesti se fosse compito di un associazione di consumatori dire la sua a proposito di una tragedia tanto grande da non avere colore o bandiera. Ci siamo chiesti se fosse giusto testimoniare, anche solo discretamente, la nostra presenza in un dolore che, alla fine, è privato. La risposta è stata da subito e senza indugi positiva. Intanto il consumerismo non è una fredda rete di intrecci tra persone che acquistano prodotti ma è una testimonianza di esistenza, resistenza e presenza di donne e uomini liberi che, in quanto tali, avranno sempre il diritto di portare un messaggio di speranza a chi soffre. Per questo motivo ci stringiamo in un abbraccio ideale attorno alla famiglia Wang, manifestandole tutto il nostro cordoglio. In secondo luogo, nella dinamica degli eventi, sono presenti problematiche che ci riguardano in pieno. Quello che si è consumato non è stato un disastro o una tragica fatalità bensì un interruzione nella catena gestionale di un bene comune, la pubblica strada, per la cui manutenzione e messa in sicurezza noi consumatori paghiamo fior di soldi. Per capire ciò di cui stiamo parlando, Il quotidiano Il Tirreno di mercoledì 6 ottobre ci informava che: “in mattinata si era sparsa la voce che la competenza sulla gestione del sottopasso fosse delle Ferrovie, poi l’assessore comunale alla Protezione Civile Dante Mondanelli ha ipotizzato che la manutenzione toccasse alla municipalizzata ASM subito contraddetto dal direttore Sandro Gensini (“non rientra tra i nostri compiti”) e in serata il direttore delle Ferrovie ha respinto nuovamente la palla nell’altro campo sostenendo che in base ad una convenzione del 1992, è il Comune ad avere la competenza su gestione e manutenzione”. Come se non bastasse, Prato è una città ferita dall’incapacità di integrazione tra i cittadini autoctoni e la vasta comunità cinese, cui appartenevano le vittime. Inutile dire che si è scatenata una bagarre sull’opportunità o meno di indire il lutto cittadino e una successiva polemica a seguito del rifiuto da parte del sindaco Cenni. Con mirabile senso di civismo e opportunità la Sig.ra Sayo, personalità in vista nella comunità cinese cui ci siamo rivolti per conoscere gli umori dei suoi connazionali, ci ha fatto notare che l’unico modo per alleviare il senso di straniamento di una tragedia tanto assurda sarebbe, o forse sarebbe stato, quello di fermarci tutti, anche solo per un minuto, a piangere dei morti che appartengono a tutta la città. Forse ai vivi, dopo quell’abbraccio, sarebbe rimasta addosso quel soffio di pietas universale e di fratellanza da cui partire per una piena integrazione tra le anime della comunità. Rocco Monaco, presidente Nazionale di Utelit Consum e il Presidente Regionale della Toscana Avv. Nicola Tintori chiedono che le autorità preposte si adoperino per rendere le strade più sicure, in modo che non accadano più tragedie del genere. Sappiano gli amministratori che noi consumatori siamo abituati a pagare le tasse e i tributi dovuti senza se e senza ma e quindi ci aspettiamo di non dover assistere ad ulteriori giochi di “scaricabarile” per conoscere di eventuali negligenze e dei soggetti che le hanno rese possibili. Cogliamo infine l’occasione per farci promotori di un appello a tutte le forze politiche e amministrative che governano la città affinché diano un segnale di distensione e integrazione, intitolando una via o una piazza alle vittime. Siamo consapevoli delle mille difficoltà del governo cittadino nel gestire le emergenze del distretto industriale e non puntiamo il dito contro nessuno ma pensiamo che anche un gesto simbolico sia l’occasione buona per rispolverare il detto più caro di queste genti che suona più o meno: “Sono di Prato e voglio essere rispettato”.
   
 
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