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La Banca d’Italia: Le famiglie rimangono caute sui consumi. Non si intravedono segni di ripresa
  Utelit Consum Lombardia: “Confermati il nostro allarme e la nostra diffidenza verso i facili ottimismi”
   
 
 
  La Banca d'Italia nell'ultimo bollettino economico ha a chiare lettere affossato il facile ottimismo di coloro che da tempo vanno predicando una ripresa già in stato avanzato. In realtà, dal suddetto bollettino, emerge che non solo i comportamenti di spesa delle famiglie restano cauti ma che i ''segnali per i mesi estivi non ne delineano un recupero''. Infatti, si scrive, ''nel secondo trimestre del 2010 e' proseguito il ristagno dei consumi delle famiglie, frenati dalla contrazione degli acquisti di beni durevoli (-6,8% sul periodo precedente)'' come le immatricolazioni di auto che sono cresciute debolmente nel terzo trimestre ". Ma v’é di più: stando sempre al suddetto bollettino il clima di fiducia delle imprese del commercio, è addirittura peggiorato durante l'estate e secondo l'indicatore calcolato dall'Istat, il volume delle vendite al dettaglio ha ristagnato nei tre mesi terminanti in luglio. Notizie non positive arrivano anche dalle prospettive sul mercato del lavoro che restano incerte anche se in Italia nel secondo trimestre é proseguito il lento recupero dell'occupazione. Infatti, dopo essere migliorate per circa un anno, le aspettative occupazionali rilevate dall'indagine Isae presso le imprese manifatturiere sono rimaste, tuttavia, sostanzialmente invariate nel corso dell'estate La Banca d'Italia ricorda che "nel secondo trimestre del 2010 è proseguita la debole ripresa dell'occupazione (0,1 per cento sul periodo precedente, al netto dei fattori stagionali) avviatasi nei primi mesi dell'anno. Il numero degli occupati è superiore di 40.000 persone rispetto alla fine del 2009, a fronte di un calo di 560.000 unità registrato tra il secondo trimestre del 2008 e il quarto del 2009". Carlo Gasparro, Presidente della Delegazione Lombardia di Utelit Consum, così commenta: “Non poteva esservi risposta più eloquente a chi ci definiva allarmisti. I dati forniti dalla Banca d’Italia confermano i nostri timori ed i nostri avvertimenti sulla gravità della situazione che stiamo vivendo e sulla necessità di un radicale cambio di politica economica e sociale che ponga al centro i diritti dei cittadini indifesi sempre più relegati nel limbo dell’insicurezza ed incapaci di progettare il loro futuro”
   
 
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