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FUGA AZIENDE VENETE IN EUROPA DELL’EST
  Utelit Consum Veneto: “o fisco, o fiasco”.
   
 
 
  Dall’Est caccia aperta alle imprese venete; e gli industriali rilanciano l’appello: «La politica crei le condizioni per rimanere qui». Il menù estero è ricco: bassa tassazione sulle imprese e sui redditi delle persone fisiche, costi del lavoro più favorevoli, niente burocrazia, poche ingerenze della pubblica amministrazione, concessioni edilizie certe e rapide, siti industriali disponibili a bassi costi. Magari con incentivi, come il taglio delle tasse per un certo numero di anni, per chi si insedia. Opportunità che rendono attraenti non solo Paesi come Repubblica Ceca e Slovacchia, Romania e Serbia, ultima frontiera degli insediamenti all’estero, ma anche Austria e Germania. Incentivi con cui le agenzie di marketing territoriale bussano alle porte degli imprenditori del Nord Est, per sollecitare un interesse, sul quale i riflettori sono tornati a riaccendersi dopo il «meglio fuori dall’Italia », rilanciato dall’amministratore delegato della Fiat, Sergio Marchionne. E poco importa che, proprio da Nord Est, siano gli artigiani della Cgia di Mestre a far i conti in tasca al colosso Fiat, ricordando che tra il 1977 e il 2009 ha ricevuto aiuti di Stato per 7,6 miliardi di euro. E che anche dalle stesse imprese arrivino segnali di realismo: «La crisi ha reso tutti più prudenti sugli investimenti all’estero», dice Stefano Acerbi, responsabile area estero di Confindustria Vicenza, che segue Samorin, il distretto elettromeccanico con sei aziende creato tre anni fa in Slovacchia. La crisi ne ha raffreddato lo sviluppo, l’unica azienda aggiuntasi è israeliana. «Se l’euro ha garantito stabilità, la Slovacchia deve fronteggiare, sul manifatturiero, la concorrenza agguerrita di Romania, Ungheria e Serbia». E tuttavia sarà anche per la crisi che le sirene dall’Est si fanno sempre più forti. «In dieci anni, dei 60 clienti che abbiamo insediato tra Repubblica Ceca e Slovacchia un terzo sono veneti - dice Martina Dlabajova, che da due lustri opera, tra Padova e Udine, con la Seven Partners a caccia di imprese -. Delle 200 aziende italiane che in un anno partecipano alle nostre presentazioni 30 sono venete ». I risultati non mancano: «Stiamo promuovendo gli insediamenti a Zlin, in Moravia. Quattro le aziende interessate: due sono friulane, una veneta ». E l’approccio è molto cambiato, dopo dieci anni: «Negli anni Novanta le imprese cercavano manodopera a basso costo - spiega la Dlabajova -. Ora il vantaggio è la posizione in centro Europa, vicino ai nuovi mercati, lavorare senza burocrazia, come costituire una società in due settimane e realizzare in pochi mesi il proprio insediamento, avere regole per il lavoro meno inflessibili». Rocco Monaco, Presidente Nazionale Utelit e Marco Bovo, delegato per il Veneto: «Mai come in questi ultimi mesi - vuoi per la crisi, vuoi per la disoccupazione, vuoi per la povertà dilagante – il problema fisco ha assunto simili proporzioni. Possibile che serva parlare sempre delle stesse cose? Gli imprenditori rischiano, si spaccano la schiena ogni giorno lottando con burocrazia, Agenzia delle Entrate ed Equitalia, accertamenti fiscali, controlli igienico sanitari, il tutto in un clima di sorveglianza militarizzata, e lo Stato – tra imposte e balzelli vari – “sottrae” quasi il 90% del loro ricavo (pensiamo solo agli oneri per lavoratori dipendenti!). E’ ovvio che le imprese allora cercano di andarsene. Mai come in questi ultimi anni i consulenti in materia di protezione di patrimoni hanno lavorato tanto. Qualcuno parlava di elusione e finanche evasione come legittima difesa: di tanto si tratta. Lo Stato e la Politica, al posto che ribadire con arroganza la propria supremazia decisionale, agiscano per il bene dell’imprenditoria, motore dello sviluppo del Paese. Di questo passo gli Stati emergenti, grazie alla politica di sfavore per fisco e burocrazia, scalzeranno l’Italia quanto a ricchezza. Il che, ovviamente, mentre gli effetti sociali di tale migrazione industriale starà riducendo sul lastrico le famiglie».
   
 
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