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Sostanze pericolose nei tessuti, Utelit Liguria: “Occorre una grande opera di pulizia che risani l'intero processo produttivo”
  I consumatori non devono preoccuparsi anche di controllare ciò che indossano
   
 
 
  Sostanze pericolose si annidano anche nei capi di abbigliamento che indossiamo ogni giorno. Esiste un potenziale pericolo per i consumatori derivante dall'utilizzo in fase di produzione dei tessuti di sostanze in grado di provocare disturbi ormonali e di favorire addirittura l'insorgenza del cancro. Ad essere messe sotto accusa sono in pratica tutte le grandi aziende di abbigliamento del mondo, da Zara a Diesel, da Armani a Calvin Klein. Gli ambientalisti hanno analizzato i capi di 20 marchi in vendita in 29 paesi del mondo, rivelando la presenza in due terzi dei 141 campioni oggetto dell'esame di nonilfenoli etossilati, prodotti chimici utilizzati come detergenti che, tuttavia, in fase di decomposizione legata ai cicli di lavaggio divengono pericolosi in quanto interferiscono con il sistema endocrino umano. In alcuni vestiti sono stati ritrovati anche ftalati e alcuni coloranti che contenevano ammine cancerogene. “Occorre – dichiara il Presidente di Utelit Liguria - chiedere ai grandi marchi di farsi promotori di una grande opera di pulizia che risani l'intero processo produttivo, eliminando quindi ogni fonte di inquinamento e ogni sostanza tossica dalla filiera, per consentire ai consumatori di vestirsi senza preoccuparsi di possibili interazioni chimiche e senza sentirsi complici dell'inquinamento delle falde acquifere mondiali”.
   
 
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