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Cassazione: giù le mani dalla prima casa
  La prima casa è un bene sacrosanto, intoccabile. Le agenzie di riscossione fiscale dovrebbero tenerlo bene a mente. Lo dichiara a gran voce Antonio Pepe, presidente Nazionale Noiconsut Europa, associazione a tutela dei consumatori; e lo stabilisce finalme
   
 
 
  La prima casa è un bene sacrosanto, intoccabile. Le agenzie di riscossione fiscale dovrebbero tenerlo bene a mente. Lo dichiara a gran voce Antonio Pepe, presidente Nazionale Noiconsut Europa, associazione a tutela dei consumatori; e lo stabilisce finalmente la Cassazione a vantaggio dei contribuenti in difficoltà, che non riescono a fare fronte ai debiti con l’erario. E’quanto annunciato nella sentenza della Suprema corte del 12 settembre 2014, numero 19270, nella quale si stabilisce in maniera insindacabile come sia fatto di divieto assoluto in termini di legge pignorare la prima casa da parte di Equitalia. “In questo momento storico diversi contribuenti in difficoltà con il fisco” specifica il presidente nazionale Noiconsut Europa Antonio Pepe, “vedono minacciato un loro diritto inalienabile, quello cioè di preservare un bene di cui non si può essere privati: la prima casa. Noi, come associazione a tutela del consumatore”, aggiunge, “offriamo tutta la nostra competenza e l’esperienza maturata del corso degli anni a chi si trova in difficoltà con Equitalia, mettendo a disposizione una rete di professionisti in grado di valutare gli aspetti tecnico-legali di ogni pratica e studiare la migliore strategia da adottare, caso per caso”. La norma, già esistente, è stata riaffermata di recente con i provvedimenti in materia di fisco varati dal governo Letta nel 2013. Ciò che la sentenza della terza sezione civile della Corte di Cassazione introduce, allora, è la validità della disposizione contenuta nel decreto del Fare anche per i procedimenti in corso. In seguito alla presentazione delle novità inserite nel decreto del Fare, infatti, in data primo luglio 2013, l’ente deputato alla riscossione notava come l’applicazione in forma retroattiva della norma non fosse da adottare in maniera automatica, chiedendo lumi alle istituzioni. Un quesito a cui aveva risposto il Mef in audizione alla Camera durante un question time, affermando che la norma non avrebbe dovuto ritenersi retroattiva, rendendo così legittime le espropriazioni notificate prima del 21 giugno 2013, giorno di entrata in vigore del provvedimento. La sentenza definitiva A scacciare i fantasmi, oltre un anno dopo, ci ha pensato una volta per tutte la Cassazione, che ha determinato l’estensione della copertura anche per gli atti esecutivi in corso di realizzazione contro le abitazioni principali di cittadini in debito con il fisco. L’articolo 52 del decreto del Fare è intervenuto a modificare l’articolo 76 del decreto presidenziale sulle espropriazioni immobiliari, secondo questo principio: “l’agente della riscossione: a) non dà corso all’espropriazione se l’unico immobile di proprietà del debitore, con esclusione delle abitazioni di lusso, (…) è adibito ad uso abitativo e lo stesso vi risiede anagraficamente”. Questa previsione, ha spiegato piazza Cavour nella nuova sentenza, va intesa come un freno alle operazioni di esproprio da parte dell’agente responsabile della riscossione, e non già come un generico richiamo all’impignorabilità. Ragione per cui la sua validità è estesa anche in maniera retroattiva per gli atti in esecuzione. Così, viene a stabilirsi in maniera definitiva e assoluta come, per gli atti che intendono reclamare la casa al contribuente in difficoltà col fisco, “l’azione esecutiva non può più proseguire e la trascrizione del pignoramento va cancellata, su ordine del giudice dell’esecuzione o per iniziativa dell’agente di riscossione”.
   
 
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